Notte Buia parte 1


Era una notte buia e tempestosa….. un inizio già usato, eppure é proprio cominciato tutto così in una serata d’autunno, piena di vento e gonfia di pioggia, la città semi allagata ed io bloccata in un bar del centro, senza ombrello e, come al solito, appiedata….

Scaricata li dopo l’ennesimo litigio con Chiara per i soliti futili motivi, la sua maledetta gelosia e la mia innata stronzaggine che mi fa sempre rispondere con ironia ad ogni accusa, già ma stavolta mi sa che ho esagerato a chiamarla “vecchia lesbica isterica, insicura e troppo piena di voglia repressa di cazzo!”.

Dovevo decidermi, o bagnarmi come un pulcino per tornare a casa e rovinare in maniera definitiva le mie decolté di vernice o cercare di chiamare un taxi, anche perché il proprietario del bar stava cominciando ad essere impaziente di chiudere, tanto ormai indietro a prendermi Chiara non sarebbe tornata.
Chiesi il numero dei radiotaxi e usai il mio cellulare per chiamare “Apollo otto in 5 minuti”, ma perché i taxi devono avere sempre dei nomi improbabili? Comunque mi appresto ad aspettare il mio taxi e a controllare di avere abbastanza soldi per pagarlo visto che di solito esco con pochissimi contanti e solo le carte di credito, infatti….ho solo 20 euro e qualche spicciolo sperso nella borsettina, maledizione, spero davvero bastino, altrimenti mi dovrò fermare a prelevare prima di andare a casa, decisamente é meglio se mi ricordo di chiedere direttamente il prezzo della corsa al tassista

Eccolo il taxi, puntuale dopo 5 minuti esatti, faccio una corsa e mi infilo il più velocemente possibile dentro l’abitacolo dell’auto bianca, “Dove andiamo?”, strana voce l’autista, da donna ma bassa e roca, lo guardo e vedo solo una gran chioma di capelli scuri, una donna, sono sicura. Le do l’indirizzo, dall’altra parte di Genova rispetto a dove siamo, e chiedo se i miei 20 euro possono bastare per la corsa.
“Dovremmo farcela, traffico ormai non credo di trovarne, stia tranquilla al massimo la porto ad un bancomat vicino” proprio quello che volevo sentirmi dire.
Ci muoviamo sotto una pioggia sempre più forte, quasi i tergicristalli dell’auto fanno fatica a pulire il vetro, cominciano anche una serie di tuoni e lampi, io sono piuttosto intimorita dai tuoni, so che é una paura irrazionale ma non riesco proprio a stare calma e ad ogni tuono sobbalzo sul sedile posteriore,
“Non si preoccupi il temporale é lontano” bene anche l’autista si é accorta della mia paura…

La pioggia aumenta e il taxi sembra più un motoscafo che una automobile, fino a quando ci rendiamo conto che non si può proseguire…
“Credo ci sia un problema sulla strada, l’acqua si sta alzando e la centrale mi ha segnalato un allagamento proprio verso casa sua, mi sa che dobbiamo cambiare strada, le faccio fare un giro più lungo ma non si preoccupi fermo il tassametro, mi sa che stasera questa corsa la fa gratis”, a dire il vero sono abbastanza preoccupata ma la ragazza sembra sapere il fatto suo, gira la vettura e si dirige velocemente verso le alture per evitare le zone che decisamente si stanno allagando.

Il taxi corre veloce mentre la radio continua a dare notizie di strade allagate, ad ogni nuova notizia di strada bloccata l’autista porta il suo taxi verso una direzione diversa, fino a quando non deve arrendersi,
“Mi sa che abbiamo qualche problema, sembra impossibile attraversare la città, siamo tagliati fuori dalla sua zona, ci sono allagamenti dovunque, se vuole posso portarla in un albergo ma da qui potremmo anche andare da me che abito decisamente in alto e aspettare per vedere se la situazione migliora”
A dire il vero non ho nessuna voglia di andare in albergo,
“Se mi offre un caffè vengo volentieri da lei”, forse non dovrei ma in fondo é una donna, non credo proprio di correre pericoli,
“Io mi chiamo Antonella”, ci stringiamo la mano, conoscenza fatta.

Antonella abita in una villettina con annesso box, sulle alture, decisamente al sicuro dal delirio di pioggia che si sta rovesciando sulla città, il suo box é collegato alla casa così non dobbiamo neanche bagnarci, certo la temperatura si é abbassata parecchio e io con il solo vestito a spalle scoperte sento decisamente freddo anche solo a scendere dalla macchina.
Saliamo in casa, Antonella vive sola e la casa non é così grossa come sembrava, ma ha un bellissimo giardino, allagato, e un terrazzo coperto che da sulla città sferzata dal temporale che ormai é diventato decisamente una alluvione.
Dopo un paio di minuti, arriva con due tazze di caffè americano fumanti su un vassoio insieme al bricco della panna e alla zuccheriera, io adoro il caffè americano, caldo e tanto.

“Così, come mai eri sola nel bar?” mi chiede, e io le racconto della stupida serata con quella zoccola di Chiara e di come mi ha scaricato in mezzo ad una strada, lei ascolta e poi se ne esce con una domanda a bruciapelo,
“Ma sei lesbica?”……un attimo di smarrimento, si, certo che sono lesbica, mentre sto per rispondere, un tuono molto forte scuote la casa e immediatamente salta la corrente, non dico che mi sono spaventata, ma sono comunque saltata in piedi!
La casa é piombata nel buio, anche dalle finestre non giunge più luce, guardiamo fuori ed é tutto buio, anche la parte di città che si vede é buia, illuminata solo dai lampi!
Mentre guardiamo fuori dalle finestre, un altro tuono fortissimo fa vibrare tutta la casa e per me é quasi un riflesso condizionato, mi stringo ad Antonella, lei appoggia la tazza, che aveva in mano e mi abbraccia forte, ha le braccia muscolose, le sento tendere il tessuto della camicetta, e profuma di buono, di frutta e spezie, non mi dispiace essere abbracciata da lei, non mi dispiace affatto e direi che anche a lei non dispiace abbracciarmi, mi stringo di più a lei, so di non avere un granché di seno ma stasera ho un push-up che me le fa sembrare molto più grandi di quello che sono, e ne approfitto per strusciarmi contro di lei, mi sento un po troia, ma la sensazione é piacevole dopo la delusione della serata con Chiara.

Un altro forte tuono scuote la casa e io mi ritrovo ancora più stretta a lei, tra le sue braccia, sento il suo seno contro il mio e i suoi capezzoli spingere sul tessuto della camicetta, alzo gli occhi e trovo i suoi a fissarmi, vicinissimi, tanto che le nostre ciglia possono sfiorarsi, chiudo gli occhi e la bacio.
Antonella si irrigidisce ma io non mi stacco dalle sue labbra, sono morbide, sanno di gloss alla fragola e di the alla menta, comincio ad accarezzare le sue labbra con la lingua cercando piano di forzarle, Antonella é sempre rigida ma comincia a rispondere al mio bacio, teneramente dischiude le labbra e mi permette di entrare con la lingua nella sua bocca.

I nostri respiri si fanno rapidi mentre le nostre lingue si intrecciano prima nella sua di bocca e poi nella mia, le mie mani sui suoi fianchi, le sue sui miei, mi stringe e le sue mani si infilano sotto la mia camicetta, sulla mia schiena nuda, io faccio lo stesso e risalgo con le unghie la sua spina dorsale sollevandole la felpa, la sua pelle é calda e setosa e il suo respiro nella mia bocca mi sta eccitando da morire.
Andiamo avanti a baciarci per quello che sembra un tempo infinito, finché lei non si stacca da me e mi guarda con il viso arrossato e gli occhi lucidi…
“Perché mi hai baciata?”
“Perché mi andava, sei bella, mi piaci e poi…. ne avevo bisogno, e poi mi sembra che ti sia piaciuto”
Diventa rossa… é ancora più bella in imbarazzo,
“si, mi é piaciuto e anche tu mi piaci e vorrei….”
Antonella si inginocchia davanti a me e comincia a slacciarmi la gonna per farla scivolare lungo le mie gambe, “Non devi farlo se non vuoi, se ti senti in imbarazzo perché ti ho baciata, a volte mi lascio prendere e mi dimentico che non a tutte piace essere baciata da una donna….”
“Zitta, io voglio farlo, voglio regalarti quelle sensazioni che mi hai fatto provare abbracciandomi e baciandomi forte, come nessuno aveva fatto da tempo!“
Mi stringe forte le cosce e affonda il viso nelle mie mutandine “profumi di buono, di frutta, di passione, di sesso…” e delicatamente sposta quel mio diafano triangolino di stoffa di lato e mi bacia sulle labbra succhiandole per aspirarle dentro la sua bocca e poterci giocare con la lingua.
Le stringo la testa, passando le dita nei suoi lunghi capelli e butto la testa indietro mentre un lungo gemito mi sfugge dalla gola, sento i suoi seni contro le mie ginocchia, sodi eppure incredibilmente morbidi, le sue mani mi stringono i glutei e io mi sento sciogliere nella sua bocca…

La sua lingua mi allarga e penetra dentro me facilitata dal mio allargare le gambe e portarne una sopra la sua spalla appoggiando le mani sul tavolo alle mie spalle, rimango così per un tempo che mi pare infinito, sento i rumori della sua bocca che mi risucchia e il mio respiro affannato e sempre più rapido, era un po’ di tempo che non provavo più così tanto piacere e quando la sua lingua si sposta sul mio clitoride e un dito sostituisce la lingua dentro me con un lungo gemito lascio esplodere un orgasmo che mi fa tremare e quasi cadere se Antonella non stesse tenendo una mano sotto il sedere per sostenermi.
Si, Antonella, vengo!!” urlo e lei spinge il dito più in fondo possibile dentro me mentre mi contraggo nell’orgasmo.

Finalmente Antonella mi lascia e si rialza, avvicina il viso al mio e mi bacia, sento il mio sapore sulle sue labbra e la cosa mi eccita da morire, le infilo una mano sotto la felpa per arrivare sui suoi seni, non porta reggiseno e la mia mano incontra la dolce punta di un capezzolo duro e teso, le tolgo la felpa e mi chino per assaggiare quelle fragoline che occhieggiano su quei seni alti e sodi eppure morbidi, credo siano rifatti ma non importa, sono rifatti molto bene, la sento sospirare mentre le stringo tra i denti un capezzolo mentre passo la lingua sulla punta.
Mentre con una mano le stringo un seno, l’altra la faccio scendere verso il basso fino ai jeans, li slaccio e infilo la mano dentro per portarla in mezzo alle sue cosce, Antonella mi blocca il polso prima che mi infili nelle mutandine ma io mordo più forte il capezzolo e con un gemito di piacere misto a dolore mi lascia andare, scendo dentro le sue mutandine e… mi stacco dal seno e la guardo negli occhi, nella mia mano non c’è la morbidezza del suo fiore ma un uccello semi duro e grosso!
“Ma… Anto…nella…?” le dico guardandola fissa negli occhi.
Lei abbassa lo sguardo e si stacca da me,
“Io… lo so cosa stai pensando, ora te ne andrai anche tu come hanno fatto altre”
“Perché dovrei andare via?”
“Per quello che sono, per quello che sembro essere e non sono, perché la mia vita é una menzogna”
“A me non interessa cosa sembri o non sembri, a me interessa chi sei e io l’ho visto chi sei e quello che vedo mi piace e non permetto a nessuno di dirmi cosa devo o non devo fare! Vieni qui e baciami, voglio sentire ancora il mio sapore sulle tue labbra!”

“La abbraccio e ricomincio a baciarla mentre le faccio scendere i pantaloni e libero completamente l’uccello che ha in mezzo alle gambe.
É una strana sensazione, sento il suo seno schiacciato contro di me e in mano il suo uccello é morbido e vellutato, era tanto tempo che non mi capitava, da quando ho capito che non mi piaceva stare con gli uomini, ma Antonella… Antonella non é uomo, io ho parlato con lei, l’ho abbracciata e baciata e lei ha fatto lo stesso con me, lei é donna ma con qualcosa in più Le stringo l’uccello con la mano e mi abbraccio a lei lasciando che mi strofini in mezzo alle cosce, una cosa che non permettevo a nessuno da un sacco di tempo!

“Riporto la bocca sul suo capezzolo e le stringo i glutei spingendola contro di me, Antonella mi passa le unghie sul fondo schiena e le fa risalire lungo la spina dorsale, provocandomi dei brividi incredibili accentuati dallo sfregamento in mezzo alle cosce.
La sento respirare forte e gemere leggermente, mi sento bagnata in modo osceno, mi fermo, la guardo negli occhi e la mia voce é roca dall’eccitazione “Antonella, voglio fare l’amore con te, aiutami perché non so se mi ricordo, aiutami ma scopami Antonella, scopami!”

Link alla parte 2

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